Vista da fuori, l'Italia respinge l'austerity di Bruxelles

Mentre in Italia procede lo spoglio dei voti, e gli esponenti dei principali partiti – Pd, Pdl e Pd, grossomodo appaiati – sono impegnati a valutare la propria performance e i possibili equilibri in Parlamento, il voto italiano visto dall'estero porta con sé un messaggio piuttosto chiaro: l'elettorato della terza economia dell'Eurozona respinge l'austerity, soprattutto quella perseguita con molti aumenti delle tasse e pochi tagli alla spesa. Leggi Il nostro voto è un mid-term a rischio per Merkel e Ue di Marco Valerio Lo Prete
25 FEB 13
Ultimo aggiornamento: 23:26 | 7 AGO 20
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Mentre in Italia procede lo spoglio dei voti, e gli esponenti dei principali partiti – Pd, Pdl e Pd, grossomodo appaiati – sono impegnati a valutare la propria performance e i possibili equilibri in Parlamento, il voto italiano visto dall'estero porta con sé un messaggio piuttosto chiaro: l'elettorato della terza economia dell'Eurozona respinge l'austerity, soprattutto quella perseguita con molti aumenti delle tasse e pochi tagli alla spesa.

"Angry Italians say basta to austerity", titola adesso il Financial Times nella sua edizione on-line: "Gli italiani arrabbiati dicono basta all'austerity". Contenuto identico nel titolo d'apertura del Wall Street Journal, quotidiano finanziario statunitense: "Italian voters seem set to reject austerity", "Gli elettori italiani sembrano pronti a respingere l'austerity". Se infatti il Pd si era impegnato nelle settimane scorse a rispettare per filo e per segno i dettami del Fiscal compact (ovvero le regole di bilancio decise nel marzo scorso su impulso di Berlino), seppure con correttivi pro crescita, Pdl e Beppe Grillo – seppure con modalità e toni non comparabili – chiedono una rivisitazione dei vincoli di bilancio considerati troppo arcigni. Mentre il risultato di Monti, il candidato più credibile agli occhi dell'Ue, non è stato all'altezza delle attese (come ha confermato alle 22, parlando a Sky, Pietro Ichino).

A urne aperte (e piuttosto incerte), anche i mercati per oggi sono rimasti interdetti. Dapprima il boom degli acquisti, con Piazza Affari che è arrivata a guadagnare oltre il 4 per cento dopo i primi "instant poll". Lo spread tra Btp e Bund tedeschi intanto scendeva sotto 260 punti base, e anche l'euro schizzava toccando 1,3320 dollari. Quando le proiezioni elettorali hanno fatto capire che invece l'instabilità al Senato diventava lo scenario più plausibile, Piazza Affari ha azzerato tutti i guadagni, scendendo in territorio negativo, per poi recuperare e chiudere a più 0,73 per cento. Lo spread ha chiuso a 292 punti, sopra la soglia dei 287 punti che Mario Monti aveva indicato come obiettivo del suo governo tecnico (ma comunque ancora distante dal picco di 575 punti toccato all'apice della crisi finanziaria, nel novembre 2011, quando Silvio Berlusconi decise di dimettersi).

E se oggi il Tesoro ha collocato titoli di stato per complessivi 4,06 miliardi tra Ctz a 24 mesi e Btp a 10 e 15 anni, con una domanda piuttosto sostenuta e rendimenti in crescita (di 35 punti sul titolo decennale di riferimento), secondo tutti gli analisti sentiti dal Foglio, soltanto domani i mercati diranno davvero la loro. E mercoledì, intanto, si terrà un'altra asta fondamentale, quella dei Btp decennali con scadenza nel maggio 2023. Allora conteranno poco gli equilibri parlamentari, mentre peserà l'opinione che si saranno fatti gli investitori internazionali.